sabato 30 gennaio 2010

Contrappunti sportivi: calcio e toponomastica ovvero sport e strade

In Italia, qualcuno risentiva ancora della mancanza dell'intitolazione di uno porzione di suolo pubblico ad una squadra di calcio? Nessun problema, da oggi qualcuno ha posto rimedio a quest'insopportabile ingiustizia...La giunta comunale di Genova, infatti, ha ben pensato di intitolare l'area antistante la gradinata sud dello stadio Luigi Ferraris ad una delle due maggiori squadre cittadine: si chiamerà, appunto, Largo Unione Calcio Sampdoria 1946.

Al di là delle questioni di merito e dell'opportunità relative alla delibera, sorge spontanea una domanda:in un futuro, forse nemmeno troppo remoto ed anche per par condicio, l'area nei pressi della gradinata nord dello stadio verrà forse denominata Piazzale Genoa!!??

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mercoledì 27 gennaio 2010

Primarie a colazione con (e)mozione

Vendola 2 Boccia 0

I pugliesi hanno scelto: sarà l'Obama di Terlizzi il candidato presidente di centrosinistra alle elezioni regionali 2010 mangiandosi lo sfidante a colazione.

Infatti, mentre il leader dell'Udc, Casini, dichiarava: «Ottimista su accordo in Calabria e in Puglia mai con Vendola», quest'ultimo faceva, metaforicamente parlando, a pezzi Boccia andando a vincere la propria sfida con una percentuale intorno al 70%.
Come dire, della colazione son rimaste soltanto le briciole.

Così si potrebbe riassumere il risultato delle "Primarie pugliesi" sostenendo, ad esempio che i quasi 200.000 votanti siano una questione interna alla regione stessa.

Piuttosto che di vittoria di Vendola, però, sarebbe più realistico parlare di sconfitta di Boccia e delle strategie decise nelle segrete stanze; argomenti che fanno il paio con indubbi problemi nella scelta dei candidati a volte non nelle condizioni di vincere le sfide cui vengono messi di fronte (vedi, ad esempio, Boccia), oppure con qualche problema di troppo dal punto di vista etico e morale (vedi alle voci Marrazzo e Del Bono).

A mio avviso, quindi, il messaggio che esce dalla Puglia non è tanto quello della bocciatura tout court di eventuali alleanze nazionali quali ad esempio quella con l'Udc quanto, piuttosto, quello della bocciatura sia del sistema di elaborazione di una candidatura tracciata a tavolino senza tener minimamente conto di un fattore chiamato rappresentatività democratica, sia della persona del candidato con meno frecce a disposizione rispetto al diretto avversario.

Del resto, stiamo parlando di un Presidente di Regione che proprio sulla chiarezza e del dialogo con e tra la gente ha costruito, ancor prima delle sue vittorie, la sua azione politica: un modo diverso di fare politica.
Diverso ed apprezzato dagli elettori pugliesi che, probabilmente, gli hanno conferito una larghissima fiducia anche in virtù di una migliore conoscenza diretta e non.

Probabilmente, si dirà che i comizi rappresentano un vecchio modo di fare politica però chi ha detto che proprio perché vecchio questo strumento sia morto o non più attuale? Nessuno, ed anzi proprio Vendola, calandolo nella modernità, ci ha dimostrato il contrario.

Va bene essere nel 2010, nell'era di internet e della multimedialità, ma il contatto personale franco e diretto è difficilmente sostituibile con la semplice immagine basata sull'apparenza e sulla comunicazione a distanza.

Un voto tra persone e modi di fare politica più che un voto di colore politico dunque?Personalmente resto convinto del fatto che la scelta dell'elettorato sia stata semplicemente dettata dalla volontà di premiare la figura di Vendola rispetto a quella del suo sfidante piuttosto che approvare o bocciare alleanze politiche secondo quella che, tra l'altro è la vera funzione delle primarie.

A proposito di questo tipo di appuntamento elettorale risulta opportuno evidenziare come sia inopportuno ed illusorio pensare di utilizzarlo come risolutore dei problemi di un partito oppure giudice pacificatore di uno scontro tra gruppi o mozioni; la bontà delle primarie sta, ad esempio, nella possibilità di garantire la massima rappresentatività democratica possibile non già la soluzione di altre questioni interne.

La vita del PD, peraltro, non si esaurisce con le primarie anche perché queste ultime, infatti, non sono certo la panacea di tutti i mali; tra questi ultimi quello di essere opposizione e non maggioranza nel Paese non è certo l'unico.
Ricette sicure per risolverlo? Non ve ne sono.

Tuttavia, una buona premessa ci sarebbe: smetterla di ragionare in termini di correnti, mozioni e relative spartizioni dando seguito, invece, al seguente obiettivo: fare il Partito Democratico.

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giovedì 26 novembre 2009

La perifrastica (quella vera)

Cosa mi spinge a scrivere questo post?La percezione di un'ignoranza sempre più dilagante e diffusa in Italia?Forse. Oppure l'ennesimo utilizzo fuori luogo e neppure corretto della lingua latina? Oppure più semplicemente il desiderio di spiegare cosa sia questa, ormai famosa (grazie ad un spot Tim con Belen e De Sica, che tristezza...), perifrastica.
Lo spot è visibile in fondo al post.


Che sarà mai?Sarà un un particolare elemento chimico oppure ancora un pezzo da museo? Oppure una nuova parolaccia in uso al giorno d'oggi?
Chi sa...Cosa sia, forse, potrebbero non saperlo nemmeno i protagonisti dello spot Tim, Belen Rodriguez e Christian De Sica, insegnante di latino lei e padre di un alunno lui. "Pater istruitus, filius purem" dice quest'ultimo...va beh, meglio dedicarsi solo agli spot...

Parliamo di latino?Sì, parliamo proprio di latino, di quella materia tanto (o poco) studiata (?) alle superiori.

La perifrastica, questa sconosciuta, non trova infatti corrispondenza in alcuna struttura della lingua italiana.

Infatti, la perifrastica, attiva o passiva che sia, è niente meno che una coniugazione della grammatica latina.
Serve ad indicare un'azione che sta per succedere o che si ha in mente di far accadere oppure che, come nell'ordine naturale delle cose, capita (perifrastica attiva) piuttosto che un'azione che deve assolutamente avvenire(perifrastica passiva).
Nel primo caso esprime quindi imminenza, intenzione e fatalità; nel secondo, invece, esprimere dovere, obbligo o necessità.

Finita qui e tutti a casa?Assolutamente no, ovviamente :D
Cambiando il senso della frase, cambia anche la costruzione grammaticale.

PERIFRASTICA ATTIVA

Si costruisce così.

Soggetto (caso nominativo)+participo futuro(concordato con il soggetto)+ verbo essere (coniugato in tempo e modo a seconda dell'azione che si vuole esprimere)

Alcuni esempi:

Venturus sum
Cum Caesar Romam perventurus esset, Pompeius ex urbe profugavit

PERIFRASTICA PASSIVA

Soggetto (nominativo)+ gerundivo (concordato con il soggetto)+ verbo essere (concordato con il soggetto)

Un piccolo ulteriore dettaglio è dato dalla possibile presenza del dativo d'agente che il caso in cui viene declinato il vero soggetto della frase chi deve compiere l'azione indicata dal verbo.

Esempi:

Prendo a prestito la famosa frase "Cartago delenda est" con una variazione.

Cartago delenda est militibus
(Cartagine dev'essere distrutta dai soldati)

Cartago=nominativo
delenda=gerundivo
est=verbo essere
militibus= dativo d'agente


Spero di essere riuscito a spiegare bene questa particolare costrutto della lingua latina...e, per finire, vi rimando alla famosa pubblicità della Tim con De Sica e Belen che potete vedere qui sotto:D


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martedì 11 agosto 2009

Insieme a Pierluigi Bersani per il futuro del Partito Democratico

Dopo un periodo di riflessione ed orientamento tra le varie mozioni ho (finalmente) preso una decisione.
Non è stata una scelta facile, perché le buone proposte, le idee e le persone valide in campo sono molte e tutte e tre offrono un modello di partito ed un programma decisamente validi.

La mia preferenza è andata, comunque, alla mozione ed alla persona che meglio di ogni altra potrà ridare slancio e forza al Partito Democratico, portandolo fuori dalle poco profonde acque in cui naviga a vista ed in cui quest'ultimo si sta quasi incagliando.

Serve, comunque, un Partito Democratico che sia diverso da quello attuale, un Partito che, tracciando una rotta, prenda una direzione chiara, organizzata e ben definita.

L’alternativa a tutto questo sarebbe un lento quanto inesorabile indebolimento del partito stesso; cosa che, porterebbe alla fine quasi annunciata di un progetto molto valido, concreto e che ha visto tanta gente credervi, impegnarvisi e riporvi le proprie migliori energie.

Tuttavia anche la fiamma più viva, se lasciata sola a se stessa e non adeguatamente alimentata, si spegne.

Proprio questo,quindi, è quello che mi aspetto dal Partito Democratico nei prossimi mesi e nei prossimi anni:

1)ritrovare l’unità interna, figlia di un partito forte, strutturato, coeso e ben organizzato, che sappia ritrovare la chiarezza della sua azione, ricostruendo prima di tutto il rapporto con le persone che l’hanno sostenuto, votato e che in questo progetto credono o hanno creduto;

2)avere un progetto ed una linea politica lungimiranti e di lungo termine che guardino al futuro programmandolo e non limitandosi a vivere alla giornata; saperli esportare in modo limpido, adamantino e concreto con una voce unica senza confondere chi ci ascolta con mille voci diverse;

3)dare quindi risposte chiare alle varie questioni di cui si compongono la nostra società ed i suoi vari settori tornando a fare politica a tutti i livelli e soprattutto tra le persone e le realtà del nostro Paese dai ceti popolari alle realtà produttive, agli ambienti innovativi ad esempio davanti alle scuole, alle fabbriche, nelle piazze, nei luoghi in cui c’è la gente.

Finora, ci siamo barcamenati continuando ad essere, nel migliore dei casi, una nave in balia della tempesta.

Questo ci ha portati a perdere pezzi credibilità e consenso.

Infatti, siamo arrivati alla soglia del 26% perdendo via via diverse persone che nel Partito Democratico avevano investito la propria passione e le proprie convinzioni. Non possiamo e non dobbiamo più permetterci di deludere le aspettative di tutti coloro che credono nel Partito Democratico e nei sui valori.

Ora, siamo a un punto di non ritorno; retrocedere ulteriormente non è più possibile nè tanto meno auspicabile: sarebbe, infatti, l’inizio di una fine certa ed inevitabile.

Dobbiamo essere dunque in grado di riconquistare credibilità e consenso: è necessario, di conseguenza, riprendere l’iniziativa (politica e non) tornare a bussare alla porta delle persone, tornare a farci vedere e a portare avanti le nostre idee e convinzioni con forza ed in modo unitario.

Per fare ciò, serve un partito unico, unito e ben radicato la cui voce arrivi con efficacia sui territori tornando a fare opera porta a porta e non solo diffondendo la nostra voce attraverso i grandi mezzi di comunicazione. Tornando, invece, ad utilizzare lo strumento del dialogo e vivendo in mezzo alle persone coinvolgendo queste ultime e facendole sentire coinvolte.

Per fare tutto questo è necessario dotarsi di un’identità politica precisa ed evidentemente riconoscibile da tutti.

Un’identità che guardi al mondo del lavoro, all’ambiente, all’Europa, ai diritti civili di cittadinanza, alla laicità.
Un’identità che anche nell’ottica della coesione del nostro paese sia in grado di esprimere le grandi e piccole riforme necessarie all’Italia. È una questione di merito, prima ancora che di meritocrazia.


Concludendo, quindi, sono sempre più convinto che la persona migliore per realizzare tutto questo, sia Pierluigi Bersani, persona capace e di valore che mi sento di appoggiare e sostenere completamente senza riserve.

Dico questo perché ritengo che, al momento, questo progetto sia quello che attualmente serve più di ogni altro al Partito Democratico, alla sua funzione ed ai suoi valori anche nell’ottica di un Partito plurale ed aperto in cui si dialoga insieme verso un unico obiettivo: il Partito Democratico stesso.

Ritengo, infine, che questo sia il progetto che più di ogni altro possa consentire di recuperare le persone perdute e di allargare la base con una forte organizzazione e con un’idea chiara del modello di partito che sarà e del Paese che verrà.

Un Partito che, anche dopo le elezioni primarie, sia unito, coeso e compatto: un partito al cui interno vi siano dialogo e collaborazione.

Un Partito in cui, chiunque vinca, sia il Segretario di tutti e non solo di questa o quella parte; un Segretario che sappia confrontarsi anche con idee e culture diverse, cercando di capirle fino in fondo senza preclusioni di sorta.

Questo è il modello di partito in cui, dopo il 25 ottobre, mi piacerebbe ritrovarmi; perché questo è il progetto in cui, secondo me, vale la pena credere e per cui vale la pena lavorare ed impegnarsi con le proprie energie ed idee.

A prescindere dal risultato delle primarie, dunque, in bocca al lupo a tutti :-)

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venerdì 7 agosto 2009

Federalismo? Sì, cum grano salis

Questo post trae spunto dalle ultime affermazioni della Lega Nord in materia di "rilievo costituzionale dei simboli identitari" ovvero ad esempio di inni e bandiere locali; la questione si è, ahimè, concretizzata in una proposta di legge costituzionale e viene bene riassunta al seguente link che si riferisce ad un articolo presente sul sito del Corriere della Sera

Questo intervento nasce, tra l'altro un corollario dei miei commenti facebook in materia: ringrazio a questo proposito, per gli ottimi spunti e gli interventi, Alex Ulram, che invito a commentare questo post :-)

Mi sembrava di ricordare che non troppo tempo fa si fosse celebrata l'Unità d'Italia. Mi pareva altresì che la lingua della repubblica sia l'italiano.
Ero convinto che l'identità fosse una questione nazionale e fosse una ed una sola.
Mi sbaglio forse?Non credo.

Irredentista, nazionalista e statalista? Nulla di tutto ciò: semplicemente, italiano.

Preciso innanzitutto che, a mio modesto avviso, non è corretto ricondurre la proposta di legge costituzionale di cui sopra e presentata dalla Lega Nord ad un serio modello di federalismo.

Forse, è appena il caso di ricordare che il federalismo (di qualsiasi natura e tipologia esso sia) e le relative autonomie sono complementari allo Stato e non già integralmente sostitutive di quest'ultimo.

Si parla, infatti di federalismo per determinate competenze specificatamente individuate: il federalismo va, infatti, costruito, tenendo sì conto delle peculiarità e valorizzando le autonomie dei singoli territori e dunque nel quadro di una maggiore responsabilità ed autonomia degli enti locali, intorno all'unità nazionale....

L'Italia, è uno stato unico ed unitario: non è formata, ad esempio, da 20 regioni che diventano altrettanti stati.
Credo che, a questo proposito, il modello dell'epoca pre unitaria (lombardo-veneto, borboni, savoia ecc) possa dirsi superato.

L'unione, fa, sempre e comunque, la forza.
Questo vale, giova ricordarlo, soprattutto in questa fase anche per il Partito Democratico.

Inoltre, accostare questo concetto al centralismo tout court mi pare un esercizio logico prima ancora che dialettico decisamente arduo.

Ben venga, l'innovazione; dev'essere fatta, tuttavia, con criterio e non smantellando quanto di buono già esistente.
Non bisogna, in sostanza, per quanto il detto possa forse non piacere particolarmente, buttare via il bambino con l'acqua sporca.

Infine, sul fatto che questa cosa (come altre) detta dalla Lega possa essere sensata...beh, questo dipende dal valore che si attribuisce al concetto di sensato...

A proposito, la comunità (o, se si preferisce, la collettività) nazionale è una e coesa: l'egoismo sociale o territoriale è una cosa ben diversa dalla valorizzazione delle autonomie locali a fianco di uno Stato unico.

Personalmente, non tengo particolarmente ad avere uno Stato ridotto e simile ad una torre di Babele...e non solo dal punto di vista linguistico.

A chi gioverebbe un clima da tutti contro tutti con ogni singola regione che pianta la sua personale bandierina?
Mi parrebbe di tornare indietro, invece che andare avanti e l'essere umano è fatto per avanzare e progredire, non già per camminare come i gamberi.

Senza contare che vi sono dei principi costituzionali ispirati all'uguaglianza dei cittadini; e non solo di fronte alla legge.

Consideriamo anche il fatto che le migliori riforme non si realizzano di punto in bianco ma in modo graduale ed intelligente tramite un adeguato processo culturale scandito nel tempo con delle scadenze ma non realizzato di punto in bianco.

In una determinata misura, dunque, a fianco delle legittime e ben delimitate autonomie locali sostengo l'importanza di un centralismo statale. Intelligente, come tutte le cose.

L'eccessivo localismo o regionalismo non mi ha mai convinto particolarmente quando può sembrare figlio di una visione populista.

Le diversità di qualsiasi natura sono quasi sempre una ricchezza: basta saperle valorizzare nel modo e nei modi adeguati.

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Questo blog è un progetto particolare che nasce da una specifica idea individuale. Il suo contenuto rispecchia quindi unicamente le mie opinioni: le posizioni espresse si possono dunque ricondurre unicamente alla mia visione delle cose.

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